Reportage

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L’eccesso, il caos, l’assembramento multiculturale, il fascino e l’orrore. New York City. Camminare nella città e percepire la sua velocità spesso fa sentire come se si stesse vivendo in slow motion, il continuo suono ovattato dei movimenti di una massa di persone all’interno della Subway, i migliaia di suoni differenti di Manhattan, il turismo da shopping e la comunicazione aziendale che punta sempre più in alto fanno domandare dove vogliamo arrivare con lo sviluppo di questa terra che tanto ci ha regalato. NYC, per tutti, rimane il suono di un gong dentro la testa, positivo o negativo. Ho visto la felicità negli occhi di alcuni, dopo che hanno alzato la testa al cielo, che a fatica vedono, mentre con altri occhi non sono riuscito neanche ad avvicinarmi, dovuto alla loro concentrazione nel prestare attenzione allo schermo dello smartphone, attendendo il gioioso tweet della giornata quasi come se sostituisse un possibile scambio di sorrisi, gentilezze e soddisfazioni nella vita reale. Positivo o negativo. La città più popolata d’America regala sempre qualche emozione, la luce che filtra tra i palazzi nelle ore in cui il sole è più basso crea contrasti e colpi di luce che poche altre città hanno. La multi culturalità ed i diversi stili di vita, da Jamaica a Bed Stuy, da Soho ad Harlem, ricordano che questo concentrato di eccessi, privazioni, luci, desolazione, rapidità, divertimento, nostalgia, lavoro, persone, rinascita, riproduzioni, tecnologia e movimento danno la possibilità a qualsiasi persona, proveniente dall’angolo più remoto del paese di trovarsi una vita. Ad ognuno la scelta di contribuire a proprio modo allo “sviluppo” del centro nevralgico delle possibilità. Sempre che di sviluppo si parli.